ATTIVITA’ 2021

RICORDATI I PRIMI TRENT’ANNI DI VITA E ATTIVITA’ DEL CADIT (CIRCOLO AMICI DEL DIALETTO TRIESTINO) .LA MEDAGLIA DELLA CITTA’ IN SEGNO DI STIMA E APPREZZAMENTO PER LA MERITORIA ATTIVITA’ SVOLTA

“E’ bello festeggiare questi 30 anni, che rappresentano un elemento significativo del patrimonio della nostra città. In questa casa comunale sarete sempre un punto di riferimento dei valori e della storicità del nostro dialetto e più in generale dello spirito e della tradizione triestina. Viva l’a e po’ bon xe el vecio moto triestin, che l’a vadi ben, che l’a vadi mal, sempre alegri, mai pasion viva l’a e po’ bon”.

Con queste parole e con la consegna ufficiale della medaglia bronzea del Comune di Trieste, gli assessori alla Cultura Giorgio Rossi e ai Servizi demografici Michele Lobianco hanno salutato e reso omaggio ai primi trenta anni di vita del CADIT, Circolo Amici del Dialetto Triestino, presente oggi (martedì 9 marzo) nel salotto azzurro del municipio con il presidente Ezio Gentilcore, il vicepresidente Bruno Jurcev e il segretario Mauro Bensi.

Parole di ringraziamento per il riconoscimento e per la costante vicinanza dell’Amministrazione comunale sono state espresse dai vertici del CADIT che hanno sottolineato l’impegno e lo spirito che anima il Circolo.

Fondato nel 1991 da Mario Pini il circolo ha ricordato anche così i suoi 30 anni di ininterrotta attività, segnata dalla sua attenzione innanzitutto al dialetto, che è la base della comunicazione dei nostri concittadini autoctoni o di recente insediamento, ma capace di occuparsi anche di storia, letteratura, tradizioni popolari, scienza, teatro, musica, enogastronomia e altri vari temi culturali, che caratterizzano la vita della nostra città e attorno ai quali si riconoscono molti dei nostri concittadini.

E’ stato ricordato come il CADIT è un’ associazione che fa cultura su tutti i temi della triestinità, collaborando con le Istituzioni e con altre associazioni culturali della Venezia Giulia storica. Il Circolo organizza infatti conferenze a tema, tavole rotonde, seminari, concorsi letterari, fotografici e teatrali, visite guidate a tema, mostre, presentazione di opere letterarie, spettacoli musicali e teatrali, ecc. Il Circolo dispone anche di un proprio periodico,“El Cucherle” (testi in lingua italiana e in dialetto triestino), che esce alcune volte all’ anno e che viene distribuito gratuitamente ai soci, ad Associazioni culturali e autorità. Tutte le manifestazioni sono aperte al pubblico ed offerte gratuitamente, alcune sono organizzate specificamente per i giovani. Il CADIT ha 150 soci ed ha organizzato, negli ultimi anni, una trentina di eventi all’ anno, tra questi le “Giornate di cultura giuliana” che hanno visto la partecipazione di 10 Associazioni culturali della Venezia Giulia e di illustri personaggi delle cultura e dell’ economia del nostro territorio.

Nel corso dell’anno, per le restrizioni connesse alla pandemia, è stato possibile solamente organizzare conferenze on line:

03/03/2021Mauro Messerotti “Il  triestino: un dialetto oppure una lingua? Scopriamolo nei dischi a 78 giri”
17/03/2021Riccardo Iungwirt“Obiettivo sulle tracce di animali triestini elusivi”
31/03/2021Riccardo Iungwirt“Obiettivo su organismi marini triestini che non finiscono mai in pescheria”
21/04/2021Riccardo Iungwirt“Obiettivo su  specie particolari di  animali triestini elusivi” 
28/04/2021Irene visintini“La narrativa di Veit Heinichen” 

Il Circolo ha aderito al progetto “Dante e compagnia cantante – Mostrar cossa che pol la lingua nostra” coordinato dal Circolo Della Stampa.

Il programma prevede:

San Zirilo e San Metodio, de San Giusto sempre in odio

Il vernacolo, arma impropria per la campagna nazionalista

Luciano Santin

La lingua è uno degli elementi identificativi più forti. E i liberalnazionali a cavallo tra ’800 e ’900, vista l’impossibilità di far parlare al popolo un italiano toscaneggiante, scelsero quest’ultimo come riferimento ideale cercando di “depurare” il dialetto dai termini “foresti”. Utilizzandolo come strumento propagandistico, soprattutto in funzione antislava.

6 maggio

Triestino, la porta del porto

L’irruzione del veneziano, lingua franca del mare

Nereo Zeper

A determinare la sterzata linguistica settecentesca dal ladino al veneziano, nella sua variante locale fu la funzione commerciale marinara. Il codice della Serenissima, capito in tutti gli scali del Mediterraneo, fu un portato della nuova vocazione, così come quasi tutti i rivoluzionari elementi caratterizzanti il passaggio da borgo a città. Ne parla l’autore del recentissimo “Il dialetto nel porto di Trieste – Ieri e oggi”.

13 maggio

La lingua della poesia

Livelli e linguaggi della poesia “dialettale” (e “in dialetto”) a Trieste tra Ottocento e Duemila.

Elvio Guagnini

Fin dall’Ottocento, gli scrittori in versi a Trieste sono stati attratti dalle possibilità dell”uso del dialetto. Con esiti differenti: così come sono stati diverse le finalità d’uso, la cultura, la destinazione dei loro testi. Qualche esempio: dalla “Lode del Carso” (1813) di Lorenzo Miniussi a “El putel orbo” di Fabio Doplicher

20 maggio

Con ogni parola toscana noi mentiamo

Riccardo Cepach

Saba e Svevo, massimi autori locali appaiono avulsi dal registro vernacolo. Scelta precisa e non facile: se la prosa di Schmitz fu inizialmente spregiata, Saba si sentì “di un’altra specie” tra i Vociani. Eppure il triestino lo usavano costantemente. Come tutti.

27 maggio

Dalla Zonta al Ponte Curto

Tracce vernacole nei toponimi e nella storia di Trieste

Antonio Trampus

Il vernacolo triestino, codice primo della comunicazione locale, ha lasciato segni anche “ufficiali” nelle vicende cittadine. E anche nei toponimi, ribattezzati dopo il “ribalton” del 1918, non mancavano le intrusioni dialettali.

3 giugno

L’altra metà del ziel

Le triestine e la letteratura dialettale

Marina Silvestri

A spulciare nella produzione poetica dialettale di cento e più anni fa, si nota una straordinaria vivacità delle “ragazze di Trieste”. L’attività continua sino ai giorni nostri, sia pure con qualche cambiamento di registro e prospettiva.

10 giugno

Su l’Adriatico estremo/soto el crinal del Carso

Dialetto triestino trait d’union tra italiani e sloveni

Boris Kobal

Il dialetto, d’impianto veneziano e quindi latino, ma costellato da termini di origine slava o tedesca, e anche provenienti da altre lingue, costituisce una rappresentazione plastica della Trieste multietnica che ha attraversato il ’700 e l’800. Per questa ragione, mentre l’italiano è stato spesso subito come imposizione esterna, la componente slovena della città non ha mai avuto problemi a riconoscerlo come proprio.

17 giugno

La me scusi ma i me spingi! Coss’ te scendi qua anche ti?”

L’argine patoco che si sbriciola

Tavola Rotonda con Micol Brusaferro, Flavio Furian, Diego Manna, Maxino,

Il triestino si evolve o si degrada? Molti vocaboli scompaiono, perché riferiti a realtà estinte, e ancor più per il riferimento più prossimo offerto dai termini italiani, al massimo sommariamente “dialettalizzati” (il “triestin slavazzà”, sempre più, del Doria). Ma la parlata locale ha, comunque, modo di rinnovarsi ricreando parole italiane, dotandole di una propria pregnanza e accordandole con il registro musicale vernacolo.

24 giugno